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| Durante l'uscita d'equipe, 21 novembre 2025 - Chapada Diamantina, Bahia, Brasile. |
INTEREURISLAND
Intereurisland è il nome del programma che ci ha portati in Brasile, ma con il tempo ha smesso di essere soltanto un programma di mobilità internazionale. È diventato uno spazio di trasformazione. Intereurisland è stato l’inizio di un percorso che ci ha tolto dai contesti conosciuti per portarci dentro realtà educative estreme, dove la fragilità non è un concetto teorico ma una presenza quotidiana.
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| Weekend formativo in Bivacco Valoon Scur - fromazione pre-partenza |
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| Brindisi per la vincita delle borse di studio |
Non siamo partiti semplicemente per “fare esperienza”, ma per imparare attraverso una relazione reale con i contesti, con le persone, con i bisogni incontrati. Questo ha reso l’apprendimento vivo, incarnato, impossibile da separare dalle emozioni e dalle domande che emergevano ogni giorno.
Siamo partiti con idee, strumenti, teorie apprese all’università. Siamo arrivati e abbiamo capito subito che non bastavano. Il GloCal Service-Learning ci ha insegnato che la conoscenza non è qualcosa che si applica dall’alto, ma qualcosa che si costruisce nell’incontro. Abbiamo dovuto osservare prima di agire, ascoltare prima di proporre, comprendere prima di intervenire. In contesti in cui la figura dell’educatore non esiste formalmente, abbiamo imparato che il servizio non significa “portare soluzioni”, ma mettersi in relazione, riconoscere le risorse già presenti e contribuire con rispetto e umiltà.
Intereurisland ci ha insegnato che l’incontro con l’altro non è mai neutro: ti cambia, ti mette in discussione, ti obbliga a guardarti dentro. Non è stato un viaggio “comodo”, ma un viaggio necessario. In quel contesto, lontani dalla nostra lingua e dalla nostra cultura, abbiamo dovuto imparare a stare nei limiti, a riconoscere la nostra inesperienza, a lasciarci educare noi per primi.
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| Prima volta in terra Brasiliana: arrivo a Petrolina, il 17 agosto 2025. |
Intereurisland è stato anche il luogo della vulnerabilità: sentirsi impreparati, sbagliare, non capire tutto, ma continuare comunque ad esserci. Abbiamo compreso che la competenza educativa non nasce dal sapere perfetto, ma dalla disponibilità a mettersi in gioco, a restare in relazione anche quando non ci si sente sicuri. In questo senso, Intereurisland non è stato solo l’inizio di un tirocinio, ma l’inizio di una trasformazione personale che continuerà nel tempo.
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| Visite agli enti partner in Petrolina e Juazeiro |
RESILIENZA
La resilienza è quella che abbiamo visto negli occhi e nei gesti dei nostri bambini e ragazzi a tirocinio, ma anche quella che abbiamo vissuto noi in prima persona durante tutta questa esperienza.
Entrare in un carcere minorile significa fare i conti con una realtà complessa, spesso giudicata dall’esterno. Ma dietro ogni reato c’era un ragazzo e dietro ogni ragazzo, una storia. La loro resilienza l’abbiamo vista nel modo in cui partecipavano a un laboratorio, nella capacità di ridere nonostante tutto, nel coraggio che qualcuno di loro aveva nel raccontare qualcosa di sé. Abbiamo capito che la resilienza non è una qualità straordinaria riservata a pochi, ma una possibilità umana che emerge quando qualcuno offre uno spazio sicuro in cui esistere.
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| Attività di conoscenza della cultura italiana al carcere minorile di prima accoglienza (FUNASE CENIP) di Petrolina, 18 ottobre 2025 |
Nella casa di accoglienza per minori vittime di violenza la resilienza non era “andare avanti” come se nulla fosse, ma imparare di nuovo a fidarsi. Era accettare una carezza senza irrigidirsi, tollerare la vicinanza, trovare il coraggio di dare un abbraccio per primi. Era permettersi di essere bambini, dopo essere stati costretti troppo presto a diventare grandi.
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| Attività con bambini vittime di violenza, Juazeiro, 16 dicembre 2025. |
Essere tre studenti in un contesto culturalmente diverso, emotivamente intenso, a volte destabilizzante, ci ha messi alla prova. La resilienza, per noi, è stata continuare a dare un senso a ciò che vivevamo ogni giorno. Fare spazio alle storie ascoltate senza farci travolgere, imparare a regolare le emozioni, trasformare l’impatto emotivo in crescita professionale. Abbiamo capito che la resilienza è restare umani dentro la complessità, è continuare a credere nell’educazione come possibilità di cambiamento anche quando la realtà sembra contraddirlo.
ACCOGLIENZA
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| Incontro informativo sul programma Intereurisland e sul Corso di Laurea in Scienze dell'Educazione, all'Università del Pernambuco (UPE), 3 dicembre 2025 |
Accogliere è fare spazio, significa offrire un posto dove essere. Nei nostri tirocini abbiamo capito che l’accoglienza non è solo una postura educativa, ma una scelta etica. Accogliere è sospendere il giudizio, guardare oltre il reato, vedere oltre la ferita e riconoscere la persona prima della storia che porta. Talvolta consiste anche nell’accettare di non avere tutte le risposte, ma di restare comunque presenti.
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| Presentazione del programma di scambi fra Italia e Brasile al DCH III dell'Università dello Stato della Bahia (UNEB), anche con studenti brasiliani che sono stati in Italia, 17 ottobre 2025. |
Fondamentale per la nostra esperienza è stata anche l’accoglienza che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle. Essere stranieri ci ha resi, per la prima volta, nella posizione di chi ha bisogno di essere accolto. E l’abbiamo trovata nei sorrisi spontanei, negli abbracci immediati, nelle voci alte e nel calore umano tipico della cultura brasiliana che abbiamo incontrato nel contesto che ci ha accolti. L’abbiamo trovata nell’equipe dei nostri enti, nella signora che vendeva frutta al mercato che ci serviva sempre con un sorriso, nei ragazzi a cui abbiamo fatto il corso di italiano con i quali ancora adesso ci sentiamo, nei nostri padroni di casa che non ci hanno mai fatto mancare nulla nonostante non ci conoscessero. Questa reciprocità ci ha insegnato che l’accoglienza non è mai a senso unico: si riceve e si restituisce continuamente.
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| Corso di lingua e cultura italiane 2026.2, all'Università Federale (UNIVASF) |
SPERANZA
Speranza è una parola fragile, soprattutto in certi contesti. Eppure era presente, spesso in modo discreto. La speranza si manifestava nei piccoli cambiamenti, nelle attività educative che aprivano spazi di espressione, nei momenti di normalità: una risata, un gioco, una conversazione che non parlava solo di problemi.
Nei luoghi di detenzione e nelle case di accoglienza, la speranza prende forma quando qualcuno crede che tu possa essere diverso da ciò che sei stato fino a quel momento. Quando qualcuno investe tempo su di te. Quando qualcuno ti guarda come persona e non come caso.
Abbiamo capito che il compito educativo è custodire questa possibilità, anche quando sembra minuscola, anche quando i risultati non sono immediatamente visibili. La speranza è un atto relazionale: nasce nell’incontro tra chi attraversa una difficoltà e chi sceglie di non arrendersi alla definizione che quella difficoltà sembra imporre. Per noi, speranza è diventata la capacità di restare aperte al futuro, senza illusioni ma senza cinismo.
IMPARARE
Imparare è stata la dimensione più costante di questi cinque mesi. Abbiamo imparato un’altra lingua, ma soprattutto un altro modo di guardare le persone. Abbiamo imparato che dietro ogni comportamento difficile c’è un bisogno che non trova parole. Che la relazione è lo strumento principale del lavoro educativo. In un contesto in cui la figura dell’educatore in contesti extrascolastici non esisteva formalmente, abbiamo dovuto reinventarci. Questo ci ha costretti a interrogarci continuamente su chi fossimo come professionisti: quali confini avere, quale ruolo assumere, come essere utili senza sovrapporci agli altri operatori. Abbiamo scoperto che l’identità professionale non è qualcosa di dato, ma qualcosa che si costruisce nell’esperienza.
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| Incontro sul valore degli scambi interculturali con Isidora Zanon (equipe 2015) alla UNIVASF. |
Abbiamo imparato che l’educazione non è fatta di grandi gesti, ma di presenza quotidiana, di coerenza, di piccoli segni di affidabilità. Abbiamo imparato a non avere fretta, a rispettare i tempi dell’altro, a non forzare i cambiamenti. E abbiamo imparato anche su di noi: sulle nostre reazioni, sulle nostre paure, sulla nostra idea di giustizia, sulla nostra visione del mondo. Il Brasile ci ha insegnato che la formazione non passa solo dai libri, ma dalle esperienze che ti mettono in crisi e ti obbligano a scegliere che tipo di professionista e che tipo di persona vuoi diventare.
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| Uscita d'equipe a Lençóis, Chapada Diamantina, novembre 2025 |
LEGAMI
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| Festa finale con pizzata al carcere minorile di prima accoglienza FUNASE CENIP, 20 dicembre 2025 |
Legami è forse la parola che racchiude tutte le altre. I legami costruiti tra di noi, che abbiamo condiviso paure, stanchezza, entusiasmo e domande. I legami con i ragazzi e le ragazze incontrati lungo il cammino, brevi ma intensi, fatti di tempo, ascolto e presenza. I legami con un Paese che ci ha messo davanti alla sua bellezza e alle sue ferite.
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| Festa finale del corso di lingua e cultura italiane, con pizzata e musica, 18 novembre 2025. |
Sono legami che non si chiudono con il ritorno a casa. Ci portiamo dietro i volti, le storie, le parole ascoltate. Ci portiamo dietro un modo diverso di guardare la marginalità, la devianza, la sofferenza. Questa esperienza ci ha lasciato una responsabilità: non dimenticare, non semplificare, non voltare lo sguardo altrove.
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| Uscita culturale in visita al Campus di Senhor do Bonfim, con studenti e docenti del PPGESA, DCH III, UNEB. |
I legami costruiti qui continuano a vivere nelle scelte che faremo, nel modo in cui interpreteremo il nostro futuro professionale e umano. Perché i legami veri non finiscono quando si conclude un’esperienza: diventano parte di noi, del nostro modo di stare nel mondo. E forse il dono più grande di questo percorso è proprio questo: aver capito che l’educazione nasce sempre da una relazione e che ogni relazione, se autentica, lascia una traccia che continua nel tempo.
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| Ultimo saluto ai nostri amici, 21 dicembre 2025 |
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| Prime partenze, 28 dicembre 2025. |
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| Ultimo giorno in Brasile e saluto a Nicola che ci ha accompagnati dall'inizio alla fine del nostro percorso, 14 gennaio 2026. |
Mariasole Raffelli, Pietro Pozzebon e Vittoria Casanova, Corso di Laurea triennale in Scienze dell'Educazione, Campus di Rovigo, FISPPA, Università di Padova (UNIPD).


















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