mercoledì 31 marzo 2021

Intereurisland 'Vola' in Nepal ... 'Voando' para o Nepal

Mid Western University Nepal

Culture and Development: Challenges and Contradictions for Local Development

3:00 PM Welcome and introduction: Mr. Suresh Pradhan, Academic Advisor and Senior Faculty MICD, and Coordinator of the lecture series
3:05 PM Welcome Remarks by Prof. Dr. Dinesh Bhuju, Academic Head, MICD
3:10 PM Opening Remarks by Mr. Madan Krishna Shrestha, Mayor, Madhyapur Thimi Municipality, Bhaktapur
Mr. Madan Krishna Shrestha,
3:15 PM Panel Discussion
 
Moderator - Dr. Giorgio Andrian, University of Padova, Italy, discussion on policies and strategies for embedding culture with development
 
Panelist - Prof. Alberto Lanzavechhia, University of Padova, Italy, discussion on microfinance for local economic development,
 
Panelist - Prof. Nicola Andrian, Unversity of the State of Bahia UNEB, Brazil, discussion on multi-cultural Dialogue for local development
 
Panelist - Mr. Padam Sundar Joshi, Heritage and Habitat Expert, Nepal, discussion on heritage and urban planning for local development.
Dr. Giorgio Andrian
 

martedì 23 febbraio 2021

Si apre un nuovo cammino di ricerca - azione - formazione: GloCal Service Learning - Aprendizagem Solidária GloCal

Si apre un nuovo cammino di ricerca - azione - formazione!

 I Congresso Extensão UNEB - GloCal Service Learning, Nicola Andrian

 
Extensão e Aprendizagem Solidária GloCal
University Third Mission (Social engagement) and GloCal Service Learning.
Novas estratégias de internacionalização da responsabilidade social da universidade.
 
I Congresso de Extensão da UNEB
 
24/Fev. das 8.00 às 12.00horas (Brasil), GT I (sala 5): Educação: Reflexões contemporâneas nos processos formativos, desenvolvimento de metodologias e espaços de aprendizagem (Educazione: riflessioni contemporanee sui processi di formazione, sviluppo di metodologie e spazi di apprendimento).
 
Attraverso la presentazione al congresso si è voluto:
  • Condividere l'esperienza di scambio della studentessa padovana Elisa Sartori (UNIPD), sviluppata nel contesto di Juazeiro-BA, Brasile nel secondo semestre del 2020 (vedi post specifico nel blog: http://intereurisland.blogspot.com/2021/02/senza-chiedere-e-il-modo-piu-bello-di.html);
  • Condividere riflessioni su nuove metodologie e nuovi processi formativi che integrano attività di social engagement, internazionalizzazione e dialogo interculturale tra Italia e Brasile;
  • Aprire un nuovo cammino di  ricerca, azione e formazione attraverso il quale sia possibile approfondire dal punto di vista teorico e pratico la valenza "Glo-Cale" del Service Learning.
 
L'idea di questo nuovo cammino nasce dall'analisi del ricchissimo materiale raccolto durante il I Cyber incontro internazionale di studenti universitari SCHOLAS CHAIRS & Intereurisland, dal titolo: Dal Locale al Globale - cittadinanza pro-sociale, dialogo interculturale e pace (vedi post specifico nel blog: http://intereurisland.blogspot.com/2020/11/i-cyber-incontro-internazionale-di.html).
Diverse sono le riflessioni e le pubblicazioni (scientifiche) in merito al concetto di S.L Internazionale e/o Globale che enfatizzano, l'uno, l'apertura fra nazioni diverse e, l'altro, la dimensione mondiale di questa proposta pedagogica innovativa.
Anche in merito ai concetti di cittadinanza globale o glocale ed educazione globale o glocale si sono sviluppate molte riflessioni, la maggior parte delle quali enfatizza il termine 'Globale'.
La UNESCO, per esempio, per far fronte alla violazione dei diritti umani, alle crescenti ineguaglianze e alla perdurante povertà nel mondo, ha riconosciuto l'educazione alla cittadinanza globale un’area strategica dei suoi programmi (fra i diversi materiali disponibili si veda: UNESCO, Global citizenship education: topics and learning objectivies, 2015).
 
Il gruppo di ricerca del Programa de Pós-Graduação em Educação, Cultura e Territórios Semiáridos - PPGESA, in collaborazione con EnARS, si prefigge, invece, di elaborare un approccio che valorizzi il dialogo constante fra la dimensione Locale e quella Globale, ma partendo dal Locale.
In questo approccio, infatti, si considera di centrale importanza l'educazione constestualizzata, che ci permette di approfondire e valorizzare il contesto (in ogni suo aspetto) e solo attraverso questo processo, poi, poter aprire mente e cuore al globale.
Citanto uno dei partecipanti al I Cyber incontro "L'educazione contestualizzata è quando la conoscenza è costruita dalla realtà, eventi e fatti che segnano una particolare circostanza. È necessario comprendere a fondo una realtà nei suoi vari aspetti ed elementi che sono presenti nel suo ambiente" (Questionario iniziale I Cyber incontro - ricerca Intereurisland, 2020).
 
Una delle grandi sfide, in questa ottica, è quella di ri-conoscere/decifrare quale sia, oggi, la realtà Locale (di qualunque realtà si tratti), considerando le continue e sempre più forti connessioni e contaminazioni che ogni 'Locale' ha con il 'Globale'.
Nicola Andrian 
(PNPD - PPGESA, DCH III/UNEB e coordinatore del progetto Intereurisland)
 
Nella figurea di seguito vengono evidenziate le diverse dimensioni del progetto di ricerca e scambi Intereurisland - Do Local Ao Global.
 
Intereurisland dimensions




 

sabato 13 febbraio 2021

CARTA DE INTENÇÕES - LETTERA DI INTENTI - CARTA DE INTENCIÓN - LETTER OF INTENT - LETTRE D'INTENTION il nostro impegno dal I Cyber incontro internazionale di studenti

Il nostro impegno, o nosso/nuestro compromisso, our commitment, notre engagement. Respirando il Mondo ...

dal I Cyber Incontro internazionale di estudantes universitários - SCHOLAS CHAIRS & INTEREURISLAND - From Local to Global - Ciudadanía prosocial, diálogo intercultural y Paz.

Video della lettura nelle 5 lingue - la lectura del documento en los cinco idiomas - a leitura do documento nos cinco idiomas - the document reading in the five languages - la lecture du document dans les cinq langues: 

(324) Lettera di intenti I Cyber encontro estudantes universitarios SCHOLAS CHAIRS & Intereurisland - YouTube


 

 

I Cyber Incontro internazionale di estudantes universitários - SCHOLAS CHAIRS & INTEREURISLAND

From Local to Global - Ciudadanía prosocial, diálogo intercultural y Paz

 

CARTA DE INTENÇÕES - LETTERA DI INTENTI - CARTA DE INTENCIÓN

LETTER OF INTENT - LETTRE D'INTENTION

 

PORTUGUÊS

Como equipe INTEREURISLAND & SCHOLAS CHAIRS, professores e estudantes universitários de diferentes países do mundo, expressamos o desejo de nos encontrarmos, nos conhecermos e dialogarmos para além das fronteiras territoriais, culturais, religiosas, de raça, idade, formação acadêmica e qualquer outro tipo, indo além de qualquer forma de preconceito e discriminação, violência e opressão.

Queremos compartilhar nossas histórias e refletir juntos sobre como ser cidadãos ativos e pró-sociais, valorizando o nosso contexto (o Local) e abrindo mente, coração e alma para o Global. Depois das belas e significativas experiências dos encontros internacionais em Castel Gandolfo (2018) e Nova York (2019), queremos continuar a "Respirar" o Mundo, conscientes de pertencer a uma comunidade mais ampla e a uma humanidade compartilhada, e a traçar novos caminhos do diálogo e da democracia, com protagonismo e criatividade.

Escolhemos o dia 17 de novembro, dia internacional dos estudantes universitários, em memória dos 9 alunos e professores de várias universidades da ex-República Tchecoslovaca, fuzilados pelas tropas nazistas em 17 de novembro de 1939. Sabemos que, neste período histórico, em muitas partes do Mundo o direito à educação, à liberdade de expressão e à democracia ainda são negados. De facto, hoje expressamos o nosso apoio, a nossa solidariedade e os nossos sentimentos aos alunos, professores, técnicos e gestores da Universidade de Cabul, no Afeganistão, que sofreu um atentado terrorista a 2 de Novembro passado. Expressamos as nossas condolências aos familiares das vítimas, reafirmando, aqui e agora, que o caminho que escolhemos é o da hospitalidade, do diálogo, da democracia e da Paz.

Por estes motivos, estamos empenhados em sermos testemunhas de valores partilhados e promotores, juntos, de uma cidadania pró-social que tem raízes profundas e ações concretas no nosso contexto de vida e estudo, o Local, e abre a nossa mente, a nossa Coração e nossa alma para o mundo, o Global.

 

ITALIANO

Come staff INTEREURISLAND & SCHOLAS CHAIRS, docenti e studentesse/i universitarie/i di diversi paesi del mondo, esprimiamo il desiderio di incontrarci, conoscerci e dialogare oltre i confini territoriali, culturali, religiosi, di razza, di età, di formazione accademica e confini di qualsiasi altro genere, superando ogni forma di pregiudizio e discriminazione, violenza e oppressione.

Vogliamo condividere le nostre storie e riflettere insieme su come essere cittadini attivi e pro-sociali, valorizzando il nostro contesto (il Locale) e aprendo la mente, il cuore e l'anima al Globale. Dopo le belle e significative esperienze degli incontri internazionali a Castel Gandolfo (2018) e a New York (2019), desideriamo continuare a “Respirare” il Mondo, consapevoli di appartenere a una comunità più ampia e ad un'umanità condivisa, e tracciare nuovi cammini di dialogo e democrazia, con protagonismo e creatività.

Abbiamo scelto il 17 novembre, la giornata internazionale degli studenti universitari, in memoria dei 9 studenti e professori di varie università dell'ex Repubblica Cecoslovacca, fucilati dalle truppe naziste il 17 novembre 1939. Siamo consapevoli che, in questa epoca storica, in molte parti del mondo il diritto allo studio, alla libertà di espressione e alla democrazia sono ancora negati.  Oggi, infatti, esprimiamo il nostro sostegno, la nostra solidarietà e i nostri sentimenti agli studenti, ai professori, ai tecnici e ai dirigenti dell'Università di Kabul, in Afghanistan, che ha subito un attacco terroristico il 2 novembre scorso. Esprimiamo le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime, ribadendo, qui e ora, che la strada da noi scelta è quella dell’accoglienza, del dialogo, della democrazia e della Pace.

Per questi motivi, ci impegniamo ad essere testimoni dei valori condivisi e promotori, assieme, di una cittadinanza pro-sociale che abbia radici profonde e azioni concrete nel nostro contesto di vita e di studio, il Locale, e apra la nostra mente, il nostro Cuore e la nostra Anima al mondo, il Globale.

 

ESPAÑOL

Como Staff INTEREURISLAND & SCHOLAS CHAIRS y estudiantes universitarios de todo el mundo, expresamos el deseo de encontrarnos, conocernos y dialogar más allá de territorios, culturas, religiones, razas, edades, antecedentes académicos y cualquier otro tipo de fronteras, yendo más allá de cualquier forma de prejuicio y discriminación, violencia y opresión.

Queremos compartir nuestras historias y reflexionar juntos sobre cómo ser ciudadanos activos y prosociales, mejorando nuestro contexto (lo local) y abriendo la mente, el corazón y el alma a lo global. Después de las hermosas y significativas experiencias de los encuentros internacionales en Castel Gandolfo (2018) y Nueva York (2019), deseamos seguir "Respirando" el Mundo, conscientes de pertenecer a una comunidad más amplia y a una humanidad compartida, y trazar nuevos caminos de diálogo y democracia, con protagonismo y creatividad.

Hemos elegido el 17 de noviembre, día internacional de los estudiantes universitarios, en memoria de los 9 estudiantes y profesores de diversas universidades de la ex República Checoslovaca, fusilados por tropas nazis el 17 de noviembre de 1939. Somos conscientes de que, en este período histórico, en muchas partes el derecho a la educación, la libertad de expresión y la democracia siguen siendo denegados en el mundo. Hoy, de hecho, expresamos nuestro apoyo, nuestra solidaridad y nuestro sentimiento a los estudiantes, profesores, técnicos y directivos de la Universidad de Kabul, en Afganistán, que sufrió un atentado terrorista el pasado 2 de noviembre. Expresamos nuestro más sentido pésame a las familias de las víctimas, reafirmando aquí y ahora que el camino que hemos elegido es el de hospitalidad, del diálogo, de la democracia y Paz.

Por estas razones, nos comprometemos a ser testigos de valores compartidos y promotores, en conjunto, de una ciudadanía prosocial que arraiga profundamente y actúe de forma concreta en nuestro contexto de vida y estudio, el Local, y abre nuestra mente, Corazón y nuestra Alma para el mundo, el Global.

 

ENGLISH

As INTEREURISLAND & SCHOLAS CHAIRS staff, university professors and students from different countries of the world, we express the desire to meet, get to know each other and dialogue beyond territorial, cultural, religious, race, age, academic background and any other kind of borders, going beyond any form of prejudice and discrimination, violence and oppression.

We want to share our stories and reflect together on how to be active and pro-social citizens, enhancing our context (the Local) and opening Mind, Heart and Soul to the Global. After the beautiful and significant experiences of the students international meetings in Castel Gandolfo (2018) and New York (2019), we wish to continue to "Breathe" the World, aware of belonging to a wider community and to a shared humanity, and to trace new paths of dialogue and democracy, with protagonism and creativity.

We have chosen November 17, the international day of university students, in memory of the 9 students and professors of various universities of the former Czechoslovak Republic, shot by Nazi troops on November 17, 1939. We are aware that, in this historical period, in many parts the World, right to education, freedom of expression and democracy are still denied. Today, in fact, we express our support, our solidarity and our feelings to the students, professors, technicians and managers of the University of Kabul, in Afghanistan, which suffered a terrorist attack on 2 November last. We express our condolences to the families of the victims, reaffirming, here and now, that the path we have chosen is that of hospitality, dialogue, democracy and Peace.

For these reasons, we are committed to being witnesses of shared values ​​and promoters, together, of a pro-social citizenship that has deep roots and concrete actions in our context of life and study, the Local, and opens our mind, our Heart and our Soul to the world, the Global.

 

FRANÇAIS

En tant que membres des INTEREURISLAND & SCHOLAS CHAIRS, professeurs et étudiants de différents pays du monde, nous exprimons le désir de se rencontrer, de se connaître et de dialoguer au-delà du territoire, de la culture, de la religion, de la race, de l'âge, du parcours universitaire et de tout autre type de forme de préjugés et de discrimination, de violence et d’oppression.

Nous voulons partager nos histoires et réfléchir ensemble sur la façon d'être des citoyens actifs et pro-sociaux, en améliorant notre contexte (le Local) et en ouvrant l'esprit, le cœur et l'âme au Global. Après les belles et significatives expériences des rencontres internationales de Castel Gandolfo (2018) et New York (2019), nous souhaitons continuer à "Respirer" le Monde, conscients de son appartenance à une communauté plus large et à une humanité partagée, et tracer de nouvelles voies de dialogue et de démocratie, avec protagonisme et créativité.

Nous avons choisi le 17 novembre, journée internationale des étudiants universitaires, en mémoire des 9 étudiants et professeurs de diverses universités de l'ex-République tchécoslovaque, fusillés par les troupes nazies le 17 novembre 1939. Nous sommes conscients que, dans cette période historique, dans de nombreuses régions le droit à l'éducation, la liberté d'expression et la démocratie sont toujours niés dans le monde. Aujourd'hui, en effet, nous exprimons notre soutien, notre solidarité et nos sentiments aux étudiants, professeurs, techniciens et dirigeants de l'Université de Kaboul, en Afghanistan, qui a été victime d'un attentat terroriste le 2 novembre dernier. Nous exprimons nos condoléances aux familles des victimes, en réaffirmant, ici et maintenant, que la voie que nous avons choisie est celle d'hospitalité, du dialogue, de la démocratie et de la paix.

Pour ces raisons, nous nous engageons à être témoins de valeurs partagées et promoteurs, ensemble, d'une citoyenneté pro-sociale qui a des racines profondes et des actions concrètes dans notre contexte de vie et d'étude, le Local, et ouvre notre esprit, notre Cœur et notre âme au monde, le Global.
 

 

lunedì 1 febbraio 2021

Senza chiedere è il modo più bello di ricevere - Report finale esperienza di Service Learning Internazionale di Elisa Sartori FISPPA / UNIPD


  

“Viaggiare è camminare verso l'orizzonte, incontrare l'altro, conoscere, scoprire e tornare più ricchi di quando si era iniziato il cammino. Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma. Non c'è uomo più completo di colui che ha viaggiato, che ha cambiato venti volte la forma del suo pensiero e della sua vita”. (F. M.)

 

Era da ben tre anni che aspettavo di partecipare al progetto di ricerca e scambi interculturali INTEREURISLAND: ne ero venuta a conoscenza ad un seminario didattico al primo anno del mio corso di Scienze dell’Educazione e della Formazione, sede di Rovigo, dell’Università di Padova.

In un primo momento avevo rimandato l’idea di partire perchè volevo terminare tutti gli esami e anche perché non c’era ancora una borsa di studio attiva per questo progetto. L’anno successivo l’UNIPD ha proposto borse di studio di mobilità per paesi extra-europei, attraverso il Bando ULISSE a cui ho partecipato, ma è sorto un problema ben più grande: la pandemia del COVID-19.

A marzo del 2020, all’inizio del percorso formativo pre-partenza proposto dal progetto, eravamo un’equipe di sei studentesse/i desiderosi di partire, ma nei mesi successivi, chi per un motivo e chi per un altro, hanno rinunciato tutte/i: io invece no. Ero determinata a portare avanti questo mio piccolo sogno pur con il desiderio di seguire tutte le precauzioni necessarie e devo dire che il sostegno e la fiducia del coordinatore del progetto sono stati fondamentali.

Incontro di condivisione BEA & Intereurisland
La formazione pre-partenza prevedeva alcuni incontri online, dove erano presenti anche altri studenti, durante i quali ho appreso importanti informazioni sul territorio e l'ente presso il quale avrei svolto la parte pratica del tirocinio. Fra questi momenti, anche un incontro di condivisione dove ho avuto modo di confrontarmi con gli altri studenti che hanno vissuto la loro esperienza di tirocinio in Brasile e con altri che si stavano preparando a partire come me, condividendo opinioni, emozioni e consigli.

Un’altra attività significativa è stata la frequentazione del corso on-line di lingua e cultura brasiliana, condotto da studentesse del DCH III UNEB nella logica della peer education, che mi ha permesso di comprendere e confrontarmi in maniera più profonda con la cultura brasiliana attraverso il dialogo, trovando similitudini e differenze con quella italiana.

L'ultima tappa del percorso formativo pre-partenze del 2020 (per le esperienze di mobilità verso il Brasile del progetto BEA e Intereurisland) è stata un'esperienza di immersione nell'incontro/scontro/conflitto & dialogo interculturale e nella natura, vissuta al Bivacco Valoon Scur, sopra Passo San Boldo (TV).

Il gruppo in partenza per il bivacco.

A formazione terminata, dopo una burocrazia infinita e con la partenza posticipata e indecisa fino all’ultimo momento (a causa dei limiti del periodo storico), sono giunta alla tanto attesa città di Petrolina, nello Stato del Pernambuco, Regione Nord Est del Brasile.

L'equipe Intereurisland 2020 atterra a Petrolina
Per quanto concerne gli obiettivi di tirocinio che mi ero posta prima di cominciare questa esperienza di mobilità, essi riguardavano:
  • Approfondire la conoscenza di un’università estera;
  • Approfondire la conoscenza della proposta pedagogica del Service Learning Internazionale;
  • Studiare i diversi approcci culturali locali al trattamento di minori che vivono in condizioni di disagio;
  • Approfondire le conoscenze acquisite durante i corsi frequentati all’Università e applicarle in contesti pratici;
  • Prendere attivamente parte alla routine della giornata tipo dell’ente che accoglie minori in condizioni di disagio (dove svolgo il tirocinio pratico);
  • Acquisire nuove competenze operative precedentemente concordate con l'equipe;
  • Sviluppare attività con minori dai 3 ai 6 anni in condizioni di disagio;
  • Apprendere le metodologie mirate al monitoraggio dei progressi dei bambini, osservando le educatrici presenti nella struttura.
Il programma iniziale era quello di restare in Brasile un mese e mezzo, visto che avevo già iniziato la mobilità virtualmente in Italia, ma in seguito ho deciso di prolungare la mia permanenza per diversi motivi, uno dei quali riuscire a svolgere una ricerca più approfondita del mio lavoro di tesi.

L’esperienza di mobilità che il progetto propone prevede un’alternanza continua fra attività teoriche, al Dipartimento di Scienze Umane DCH, Campus III, dell’Università dello Stato della Bahia UNEB e una parte pratica di tirocinio in enti della comunità attraverso il progetto di Service Learning ‘La relazione educativa in contesti extrascolastici’.

Riunione alla Segreteria di Assistenza Sociale, Juazeiro-BA.
Il mio interesse in svolgere attività di tirocinio e di tesi con la fascia d’età dai 3 ai 6 anni ha permesso al progetto di aprire la rete di collaborazioni locali con la Segreteria di Assistenza Sociale della città di Juazeiro, Bahia, separata da Petrolina solo dal fiume São Francisco. Così ho avuto la possibilità di realizzare per la prima volta l’esperienza in una casa di accoglienza per minori che vivono in condizioni di vulnerabilità sociale, tolti alle proprie famiglie da una decisione del giudice dei minori della circoscrizione di interesse.

La parte teorica dell’esperienza (vissuta tutta on-line) ha previsto la frequentazione del corso Educação do Campo e Sustentabilidade (Educazione del campo e sostenibilità - Mestrado PPGESA), un insegnamento finalizzato ad approfondire il fenomeno dell'educazione contestualizzata basata sulla prospettiva della coesistenza con il semi-arido brasiliano e ad apprendere le pratiche pedagogico/educative e organizzative sviluppate dai diversi gruppi sociali che operano sul territorio Locale.

Inoltre, attraverso la frequentazione del corso Relações Interpessoais e dinâmicas de grupo (relazioni interpersonali e dinamiche di gruppo) si è lavorato sull’importanza della comunicazione, quale competenza essenziale per portare avanti le relazioni interpersonali e interculturali. Il corso ha approfondito la comunicazione assertiva e l’ascolto attivo nel rapporto educativo. È stato un corso dinamico in cui ho avuto la possibilità di confrontarmi con gli altri studenti presenti e rinforzare il concetto di condivisione, confronto e rispetto delle idee altrui.

Presentazione dell'esperienza al gruppo EDUCERE
Un'altra attività teorica è stata la partecipazione al gruppo di ricerca EDUCERE, che mira a proporre attività di ricerca e azione per approfondire dal punto di vista teorico e pratico l'educazione contestualizzata in modo specifico in ambito educativo. Con loro ho vissuto l'importanza della condivisione, del confronto e aggiornamento ogni due settimane rispetto a idee, proposte, progetti che si possono mettere in pratica in questo ambito.

Sempre nella logica della peer-education, anch'io, come le studentesse brasiliane avevano fatto con me nella formazione pre-partenza, mi sono potuta mettere in gioco come 'professora' di lingua e cultura italiane, a fianco del coordinatore del progetto, per l'organizzazione e gestione di un corso on-line aperto a docenti, studenti e tecnici UNEB e persone dalla comunità. Fra gli studenti presenti potranno esserci quelli che, se sarà possibile, verranno in Italia da marzo a luglio del 2021.

L'unica reale criticità che ho riscontrato in merito alle attività teoriche è stata relativa alla distanza imposta dalla situazione storica attuale che stiamo vivendo a livello globale, che non ha consentito di poter incontrare di persona i soggetti coinvolti in queste esperienze.

Per quanto riguarda la parte pratica dell’esperienza (vissuta in presenza seguendo i protocolli di contenimento della pandemia COVID19), nella casa di accoglienza le indicazioni erano quelle di svolgere un primo periodo di reciproca conoscenza con coordinatrice, operatrici e minori accolti e, in seguito, sviluppare attività specifiche. In accordo con la mia docente tutor di Tesi mi sono interessata ad osservare come questi bambini vivevano le emozioni, sostenendo in particolare la tesi che coltivare risorse positive, come per esempio il coraggio, possa aiutare i minori maltrattati a fronteggiare meglio il trauma psicologico della violenza, riducendone l’impatto negativo.

Sempre secondo quanto previsto dal mio progetto di tirocinio, a seguito di un incontro di condivisione con la coordinatrice della casa, le attività che ho svolto sono state le seguenti:

Osservazione partecipante e conoscenza della struttura: al mio arrivo ho avuto modo di approfondire le caratteristiche, le regole, le finalità e l’utenza della casa di accoglienza, prendendo parte alle loro attività come osservatrice partecipante.

Somministrazione di un’intervista sul coraggio al personale educativo: ho sottoposto un questionario conoscitivo alle educatrici del centro, impegnate nella gestione e nell’educazione dei minori. Lo scopo di questa attività era quello di approfondire la conoscenza di come si possa esprimere l’emozione del coraggio, all’interno di un contesto complesso e difficile come quello vissuto dai minori accolti nella struttura.

Nello specifico, ho chiesto alle educatrici che cosa fosse per loro il coraggio e, a loro parere, in che circostanze i bambini lo avessero dimostrato. In seguito, ho domandato se fossero a conoscenza di qualche favola, o leggenda brasiliana, che parlasse del coraggio e quali fossero gli strumenti a disposizione dei bambini per gestire le emozioni negative. Ancora, ho approfondito se le educatrici avessero una formazione riguardo alla tematica dello sviluppo emotivo e/o se avessero piacere a prendere parte ad un corso di formazione su questo argomento molto importante. 

Pallina ... durante o 'Dia das crianças'

Attività di storytelling sul coraggio: ho condotto un’attività con i bambini, in cui ognuno di loro doveva disegnare un personaggio o un oggetto su un foglio di carta. Dopodiché, i fogli erano posti su un tavolo e con gli occhi chiusi ogni bambino ne pescava uno a caso e in base al soggetto del disegno costruiva una storia sul coraggio. Lo scopo di questa attività di storytelling era quello di far riflettere i bambini sul concetto del coraggio e su cosa vuol dire per loro essere coraggiosi.


Interviste individuali sul coraggio: ad ogni bambino ho posto alcune domande per stimolarlo a riflettere sull’emozione del coraggio. Ho chiesto cosa fosse per loro e quando era stata l’ultima volta che l’avevano provata. In seguito, chiedevo loro di indicare in un termometro disegnato su un foglio di carta, quanto si erano sentiti coraggiosi in quella situazione. Ancora, ho esplorato quali altre emozioni fossero emerse e come si erano manifestate a livello corporeo. Infine, ho chiesto loro se vi fossero degli oggetti che li aiutavano ad avere coraggio.

Entrambe queste parti del tirocinio, sia quella teorica sia quella pratica, sono risultate per me molto significative poiché mi hanno permesso di apprendere conoscenze e competenze nuove relative al lavoro di educatore vivendo costantemente la relazione fra la teoria e la pratica. Rispetto alla parte teorica, ho avuto modo di confrontarmi con studenti e docenti sui temi della comunicazione e del dialogo interculturale e conoscere meglio la cultura del Brasile. Inoltre, ho appreso come applicare alcune metodologie didattiche, come ad esempio lo storytelling e la peer education, per raggiungere finalità educative con i bambini. Ciò mi è stato molto utile per la progettazione delle attività dell’esperienza pratica di tirocinio condotta presso la casa di accoglienza. A tal proposito, ho scelto di utilizzare come filo conduttore delle mie attività il tema del coraggio.

Le sagome dei bambini - laboratorio / intervista:

La scelta di approfondire questa emozione è nata in seguito alle riflessioni condotte in ambito universitario rispetto alla disregolazione emotiva dei bambini, conseguenti a vissuti traumatici. Considerando le difficili condizioni socio-economiche e culturali dei contesti di provenienza dei bambini accolti e le condizioni di violenza e disagio familiare che ne hanno determinato il loro distacco, coltivare il coraggio poteva rappresentare un fattore protettivo rispetto ai danni psicologici causati da tali situazioni a loro stessi. Nel complesso, i bambini hanno risposto positivamente alle attività proposte, mostrando curiosità e interesse per il tema dominante. Dalle interviste e dalle storie elaborate è emerso che il coraggio è considerato importante per non farsi sopraffare dalla paura, per affrontare la punizione a cui sono andati incontro e/o il pericolo di farsi male e per continuare a fare le cose che piacciono, nonostante a volte producano un po’ di timore o paura. Interessante il fatto che per 4 bambini su 6 il coraggio è stato associato alla paura. Il coraggio è visto anche come un mezzo per proteggere le persone a cui si vuole bene e per rafforzare i legami. Molto interessante anche il fatto che due dei bambini hanno detto che hanno sentito il coraggio nel loro petto, altri due nella pancia e uno di loro in altre paerti del corpo come la testa, le braccia e le gambe.

Nel complesso mi ritengo soddisfatta di aver svolto quest’esperienza perché mi ha fatto crescere e maturare sotto molti aspetti, sia per la mia futura professione che per l’aver stretto relazioni umane significative.

Ho ritenuto molto formativi i focus group che si tenevano settimanalmente con il coordinatore, per rielaborare alcuni episodi o situazioni con delle diverse chiavi di lettura attraverso una profonda attività introspettiva.

Non sempre, infatti, riusciamo a distinguere le emozioni dalle sensazioni che una certa situazione ci provoca, che cosa ci può insegnare questa esperienza vissuta e quali comportamenti potremmo adottare in futuro in circostanze analoghe.

Non è stato facile ascoltare certi racconti di violenza, maltrattamenti in famiglia e avere addosso una sensazione di impotenza. Certe forme di “castigo”, come per esempio fare inginocchiare i bambini su fagioli duri, mi sembra una cosa così antiquata e fuori da ogni mia concezione di rispetto verso il bambino; o addirittura la vendetta di un’amica della madre di uno dei bambini accolti, che si riversa verso quest’ultimo, rovesciando acqua bollente nel suo fragile corpo.

Facendo la pizza ...
Mi sono fatta molte domande dal punto di vista personale e professionale. Sicuramente ho rafforzato l’idea di avere una grande empatia con i bambini soprattutto nei loro tristi racconti e devo riuscire a lavorare molto su me stessa per far sentire la mia presenza e accoglienza ai bambini senza la ‘necessità’ di dare un ‘abbraccio’ fisico. È stato molto difficile per me lo ammetto. In questo periodo storico in cui non si può avere nessun tipo di contatto con le altre persone, nemmeno una semplice stretta di mano, ho avuto molta difficoltà. Sarà che fin dagli esordi della mia carriera professionale ho sempre lavorato in un asilo nido in cui il contatto fisico era fondamentale, sarà che io credo molto nella “terapia di un abbraccio” …

Solo una volta ho ceduto e ho abbracciato D. 15 anni. Nonostante fosse il più grande in struttura, era l’ultimo arrivato e quasi nessuno giocava con lui. Durante l’intervista ho chiesto se avesse un oggetto particolare che lo aiutasse ad avere coraggio e la sua risposta è stata “Dio, ho Dio… Dio è tutto. Coraggio, allegria, ...è tutto…solo lui può fare felici le persone”. In seguito, gli ho chiesto “E qual è la cosa più importante che chiedi a Dio?” e lui “un padre” ed io ancora: “e anche una madre?”, la sua risposta: “se Dio me la dà la voglio. Mia madre già mi ha fatto molto male. Questo è il motivo per cui sono qui… perché mi ha fatto molto male.”

Non ce l’ho fatta a rispondere con una frase di circostanza, il mio istinto è stato quello di abbracciarlo e dire che sicuramente Dio ascolterà le sue preghiere.

In realtà avrei voluto abbracciare ogni bambino ad ogni intervista, avrei voluto dire che mi auguro che presto possano riavere una famiglia che li ami come meritano e, in cuor mio, me li sarei portati tutti a casa con me ma a livello professionale ho rafforzato l’idea che si può far sentire la propria vicinanza a un bambino anche solo chiamandolo per nome, facendolo sentire riconosciuto.

Nonostante il periodo molto delicato, ho potuto vivere l’allegria della gente pronta a farti sentire accolta con calore, soprattutto con un’espressione che mi piace molto: “fica a vontade” (letteralmente “sentiti in casa”); il suono altissimo della musica da ogni angolo della strada, il sole cocente che ti accompagna tutto il giorno, la convivialità nel cibo e un rapporto di rispetto in ambito universitario e lavorativo nonostante si abbiano ruoli differenti.

Uno dei miei momenti preferiti della giornata era sicuramente l’ora del “Por do sol”.

Tramonto sul Rio São Francisco
La parola che ora mi viene in mente è una sola: SAUDADE, intraducibile perchè è un miscuglio di malinconia e mancanza, mista tuttavia ad un ricordo felice.

Ringrazio questo paese per avermi ospitata, fatta confrontare e mettere in gioco con una nuova cultura con i suoi aspetti negativi e positivi ma da cui ho tratto molti insegnamenti;

Sono grata a Nicola Andrian per avermi sostenuto fin dall’inizio in questo percorso: senza il suo appoggio e la sua fiducia la mia esperienza non si sarebbe concretizzata e a tal proposito, vista l’Odissea che abbiamo passato per poter farmi partire, mi sono aggiudicata il soprannome di Highlander- ne rimarrà una solo.

Ringrazio il progetto INTEREURISLAND, l’Università di Padova e l’Università dello Stato della Bahia/UNEB, in particolare il Prof. Edmerson R.S., la Direttrice Prof.ssa Edonilce R.B. e Priscilla B., della segreteria, per avermi permesso di vivere questa preziosa opportunità, nonostante le attività teoriche si potessero svolgere solo ‘on-line’.

Con la coordinatrice Neuza  
Ringrazio la casa di accoglienza che mi ha ospitata per la parte pratica, in particolar modo la coordinatrice Neuza e i bambini presenti, fonti inesauribili di gioia e insegnamenti che troppo spesso dimentichiamo nella vita quotidiana.

Ringrazio le persone che ho conosciuto in questo percorso che hanno saputo apprezzare la persona che sono e arrivare alla mia essenza nonostante a volte la lingua differente potesse sembrare un ostacolo.

Ringrazio mia mamma, il mio porto sicuro che è sempre stata al mio fianco nonostante le sue mille paure e ansie, mia sorella Ilenia e le mie amiche, in particolare Anna e Simona, che mi hanno sostenuta in questo viaggio e infine ringrazio me stessa, perchè con la mia determinazione e coraggio sono riuscita a fare un ulteriore passo nel mio cammino di educatrice e ad avere maggior consapevolezza di che cosa significa incontrare l’altro.

Qui di seguito condivido un piccolo estratto dal mio diario di bordo il primo giorno nella casa di accoglienza:

Uno dei dettagli importanti da considerare, e forse in parte un limite, è stato l’uso della maschera. Quest’ultima, infatti, non ha permesso di vedere l’intera espressione del viso, soprattutto dei bambini.

Una delle bambine presenti, D., si è fatta da subito notare per il fatto aver partecipato ad ogni proposta.

Nel momento in cui è stata raccontata una favola che aveva come protagonista una farfalla è stata spiegata la trasformazione che avviene in questo animale: ora i bambini sono come lei quando nasce, piccoli bruchi che poi, una volta diventati adulti, avranno le ali per volare e una cosa fondamentale per imparare a farlo è sognare. Il sogno ci aiuta a prendere la nostra direzione. Successivamente è stata regalata a ciascun bimbo una caramella con una farfalla colorata in legno.

È così che quando L., fratello di D. e A., ha cominciato a prendere una farfalla di legno in mano e a farla volare mi sono emozionata immaginando che quella farfalla fosse davvero lui e che un giorno potrà spiegare le sue ali in questo mondo che l’ha già messo a dura prova.

Per questa emozione devo ringraziare una qualità che mi contraddistingue: una forte empatia.

A mio avviso l’ha percepita anche D., che dopo avermi osservata per tutto l’incontro, mi ha chiesto se sarei tornata. Ecco uno dei motivi per cui mi piacciono i bambini; hanno delle sensazioni sottocutanee, invisibili ai nostri occhi, grazie alle quali, nonostante le poche parole scambiate e la lingua diversa, credo abbia percepito la mia “apertura” e intenzione ad essere presente nel “qui ed ora”.

“Senza chiedere è il modo più bello per ricevere”.

Questo è uno dei miei aforismi preferiti ed è quello che è accaduto anche in quest’esperienza: senza nessuna aspettativa ho ricevuto un bagaglio enorme di emozioni, consapevolezze e insegnamenti.

Elisa


Elisa Sartori: Corso di laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione, Sede di Rovigo, Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata - FISPPA, UNIPD.