sabato 24 gennaio 2026

Report finale Lucia Meroni - equipe Bea&Intereurisland 2023

 BLOG PERSONALE PERSONALISSIMO – Lucia 2023

Pensando alla mia esperienza con il progetto BEA ne esco confusa, quindi prenderò la scrittura di questo report come pretesto per elaborare un po'. Un'occasione per aggiungere un mattoncino in più nella narrazione di questi mesi in Brasile.

Ho un po' di resistenza a riprendere in mano le sensazioni e le emozioni provate durante gli inizi, ma ci proverò.

La mia scelta di partire per il Brasile, avvenuta a novembre 2022, era caratterizzata, come molte mie scelte, da due componenti: incoscienza (che un po' ci vuole sempre) e fretta (che forse ho avuto fin troppo). Quando ho scovato l'opportunità di svolgere il tirocinio post-laurea in un contesto come quello che ho vissuto (Pastoral da Mulher) ero entusiasta, soddisfatta e ciò mi ha spinta a sottovalutare l'entità di tutto quello che avrebbe circondato questo punto che era per me focale.

Nel momento della partenza il mio pensiero era uno: "non è il momento adatto". Vorrei dire che all'arrivo questo pensiero è mutato perché travolto dalla bellezza e autenticità del luogo, ma non è così. Questo pensiero è stato leitmotiv del primo impatto, della fase di adattamento e di buona parte del vissuto. Ciò non mi precludeva di sentirmi bene, di godere dei piaceri che un cambiamento così porta con sé. Ma forse, per la prima volta nella vita, mi ha portata a tenermi un po' fuori. Non catapultarmi nel contesto  stracolmo di nuove essenze, nuovi modi e potenziali legami eterni.

Non buttandomi a capofitto, sono rimasta nel ruolo di osservatrice. L'esperienza in Brasile non era per me la prima all'estero, in posti anche magari remoti e connotati da caratteristiche atipiche. Quindi ho sofferto molto il fatto di non riuscire a buttarmici a capofitto, soprattutto conoscendo la gioia intrinseca all'abbandono di un sé già conosciuto per la scoperta di angoli più remoti della nostra persona.

A volte mi sono buttata e ho trovato un ambiente pronto ad accoglierli, a darmi tantissimo e dove potevo contribuire molto. Ma alla fine tornavo a casa e mi rimettevo a mio agio, protetta da una sottile linea di distacco tra me e la realtà. Perché fare quel passo mi richiedeva tante energie. Energie che non avevo tutto il tempo, per tutti gli spazi che frequentavo e per tutte le persone che incontravo.

Questo distacco io l'ho vissuto a lungo come una sconfitta e ho tentato di vincere questa sfida in vari modi, ma principalmente cercando di ricreare una routine il più possibile rappresentativa, per raccogliere nel quotidiano l'energia necessaria per godere dello straordinario. Di fatto, mi sono più volte scontrata con la realtà che non era proprio la migliore per attuare le mie pratiche quotidiane.

E allora tenta, sbatti e cadi; tenta, sbatti e cadi. Dopo aver ripetuto questo processo per un po' , rincorrendo i miei interessi che si facevano via via più lontani e estranei da me, mi sono arresa.

Mi sono arresa davanti all'evidenza: questa è l'energia che ho, questi sono i miei limiti e questi sono i limiti di questo contesto. E ho cercato di conoscere il mio nuovo ruolo di osservatrice.

Da quel punto ho apprezzato ogni giorno di più il luogo dove ero. Guardavo attorno a me e la soddisfazione arrivava solo da questo. Non dovevo buttarmi a capofitto, potevo anche planare leggera. Stendermi e farmi guidare dalle correnti, adattandomi meglio ai cambi di direzione e prendendomi il tempo per capire come stavo in un luogo prima di capire come viverlo.

Questo racconto può essere letto con una leggera nostalgia o forse anche un velo grigio di tristezza. Mentre lo scrivo, sono proprio contenta di aver effettivamente provato quella nostalgia e vissuto con un po' di tristezza, perché ho forse effettivamente imparato che va bene così. Non tutte le esperienze possono essere imperdibili e indimenticabili, alcune ti aiutano solo a capire che forse se senti che non era il momento, comunque puoi prenderti il tempo per imparare un nuovo ritmo.

So che questo blog è un po’ atipico, si discosta dalla forse più classica narrazione che racconta difficoltà iniziali, adattamento, scoperta, gioia di conoscere e di nuovo tristezza nell’andare. In realtà, come molte persone prima di me, anche io ho attraversato tutte queste fasi. Volevo però mettere un po’ in risalto anche il fatto che tutto questo mi ha richiesto energia, fatica. Lasciare forse una rappresentazione un po’ diversa di come si può vivere l’esperienza, per non pensare di essere soli nei momenti di sconforto.

Lucia Meroni, stage professionalizzante post lauream UNIPD, equipe Bea&Intereurisland 2023.