BLOG PERSONALE PERSONALISSIMO – Lucia 2023
Pensando
alla mia esperienza con il progetto BEA ne esco confusa, quindi prenderò la
scrittura di questo report come pretesto per elaborare un po'. Un'occasione per
aggiungere un mattoncino in più nella narrazione di questi mesi in Brasile.
Ho un
po' di resistenza a riprendere in mano le sensazioni e le emozioni provate
durante gli inizi, ma ci proverò.
La mia
scelta di partire per il Brasile, avvenuta a novembre 2022, era caratterizzata,
come molte mie scelte, da due componenti: incoscienza (che un po' ci vuole
sempre) e fretta (che forse ho avuto fin troppo). Quando ho scovato
l'opportunità di svolgere il tirocinio post-laurea in un contesto come quello
che ho vissuto (Pastoral da Mulher) ero entusiasta, soddisfatta e ciò mi ha
spinta a sottovalutare l'entità di tutto quello che avrebbe circondato questo
punto che era per me focale.
Nel
momento della partenza il mio pensiero era uno: "non è il momento
adatto". Vorrei dire che all'arrivo questo pensiero è mutato perché
travolto dalla bellezza e autenticità del luogo, ma non è così. Questo pensiero
è stato leitmotiv del primo impatto, della fase di adattamento e di buona parte
del vissuto. Ciò non mi precludeva di sentirmi bene, di godere dei piaceri che
un cambiamento così porta con sé. Ma forse, per la prima volta nella vita, mi
ha portata a tenermi un po' fuori. Non catapultarmi nel contesto stracolmo di nuove essenze, nuovi modi e
potenziali legami eterni.
Non
buttandomi a capofitto, sono rimasta nel ruolo di osservatrice. L'esperienza in
Brasile non era per me la prima all'estero, in posti anche magari remoti e
connotati da caratteristiche atipiche. Quindi ho sofferto molto il fatto di non
riuscire a buttarmici a capofitto, soprattutto conoscendo la gioia intrinseca
all'abbandono di un sé già conosciuto per la scoperta di angoli più remoti
della nostra persona.
A volte
mi sono buttata e ho trovato un ambiente pronto ad accoglierli, a darmi
tantissimo e dove potevo contribuire molto. Ma alla fine tornavo a casa e mi
rimettevo a mio agio, protetta da una sottile linea di distacco tra me e la
realtà. Perché fare quel passo mi richiedeva tante energie. Energie che non
avevo tutto il tempo, per tutti gli spazi che frequentavo e per tutte le
persone che incontravo.
Questo
distacco io l'ho vissuto a lungo come una sconfitta e ho tentato di vincere
questa sfida in vari modi, ma principalmente cercando di ricreare una routine
il più possibile rappresentativa, per raccogliere nel quotidiano l'energia
necessaria per godere dello straordinario. Di fatto, mi sono più volte
scontrata con la realtà che non era proprio la migliore per attuare le mie
pratiche quotidiane.
E
allora tenta, sbatti e cadi; tenta, sbatti e cadi. Dopo aver ripetuto questo
processo per un po' , rincorrendo i miei interessi che si facevano via via più
lontani e estranei da me, mi sono arresa.
Mi sono
arresa davanti all'evidenza: questa è l'energia che ho, questi sono i miei
limiti e questi sono i limiti di questo contesto. E ho cercato di conoscere il
mio nuovo ruolo di osservatrice.
Da quel
punto ho apprezzato ogni giorno di più il luogo dove ero. Guardavo attorno a me
e la soddisfazione arrivava solo da questo. Non dovevo buttarmi a capofitto,
potevo anche planare leggera. Stendermi e farmi guidare dalle correnti,
adattandomi meglio ai cambi di direzione e prendendomi il tempo per capire come
stavo in un luogo prima di capire come viverlo.
Questo
racconto può essere letto con una leggera nostalgia o forse anche un velo
grigio di tristezza. Mentre lo scrivo, sono proprio contenta di aver effettivamente
provato quella nostalgia e vissuto con un po' di tristezza, perché ho forse
effettivamente imparato che va bene così. Non tutte le esperienze possono
essere imperdibili e indimenticabili, alcune ti aiutano solo a capire che forse
se senti che non era il momento, comunque puoi prenderti il tempo per imparare
un nuovo ritmo.
So che
questo blog è un po’ atipico, si discosta dalla forse più classica narrazione
che racconta difficoltà iniziali, adattamento, scoperta, gioia di conoscere e
di nuovo tristezza nell’andare. In realtà, come molte persone prima di me,
anche io ho attraversato tutte queste fasi. Volevo però mettere un po’ in
risalto anche il fatto che tutto questo mi ha richiesto energia, fatica.
Lasciare forse una rappresentazione un po’ diversa di come si può vivere
l’esperienza, per non pensare di essere soli nei momenti di sconforto.
Lucia Meroni, stage professionalizzante post lauream UNIPD, equipe Bea&Intereurisland 2023.